• Fabio Faberi

I frutti dimenticati di Brisighella

Aggiornato il: giu 1

Sono frutti di piccole dimensioni e di sapore “antico”, deciso, dolce o aspro e inconfondibile. Si indica con il nome di “frutti dimenticati” un gruppo di antichi frutti la cui coltivazione, praticata già nel tardo Medio Evo, rimase nel territorio come risorsa alimentare ed economica delle famiglie contadine, che li usavano nella stagione invernale, anche trasformati, grazie alla loro conservazione. Si consumano soprattutto cotti o trasformati in confetture casalinghe.


In Romagna, nei mesi autunnali, bisognava pensare all’inverno gelido in arrivo. Fare scorta di legna e cibo.



- Melograno

- Corniolo

- Melacotogna

- Albicocco

- Corbezzolo

- Sorbo

- Azzeruolo


I frutti selvatici venivano raccolti e conservati con cura nelle dispense delle “Azdore”.

In cucina le “Azdore” si tramandavano le ricette da madre in figlia e combinavano sapientemente ogni frutto selvatico unendo ad essi il mosto cotto. Ecco “è Savor” una marmellata di mosto d'uva (Saba) con aggiunta di frutta, si presenta di colore scuro e dal sapore intenso. Molto calorico era consumato nei periodi invernali quando erano necessarie energie per lavorare nei campi. Il savor si presta come abbinamento per formaggi freschi e stagionati, ma anche con la polenta, con i dolci come la ciambella o spalmato su una piadina. Spesso viene accompagnato da un calice di Sangiovese o di Romagna Albana passito.


L'etichetta del Trebbiano Floresco di Podere La Berta è dedicata ai frutti dimenticati di Brisighella.


#romagna #packaging

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